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Valle Maira

Benvenuti in Valle Maira

La Valle Maira è stata storicamente e soprattutto nel Medio Evo luogo di transito, accoglienza di pellegrini stranieri e spiriti liberi, un posto ideale per nascondersi, e nei decenni scorsi grande emigrazione della sua gente. Difficoltà di accesso ed asprezza del territorio, nel XI X secolo hanno rappresentato un grave ostacolo allo sviluppo economico dalla valle, determinandone un notevole spopolamento ed abbandono. Viceversa proprio a causa dell’isolamento la natura si è mantenuta più che altrove intatta e selvaggia.. Una valle diversa quindi, dove il silenzio e la quiete lasciano ampio spazio alla meditazione, villaggi abbandonati, pascoli alpini in fiore, profondi laghi azzurri, particolarità geologiche, maestose cime rocciose, un paesaggio di altissimo valore artistico e ambientale, dove l’uomo da sempre è vissuto in armonia con la natura, nonostante le difficoltà della vita montanara.

Valle Maira

Tutte le epoche hanno lasciato documenti significativi di storia e arte. Dalla stele etrusca di Busca alle lapidi romane di Elva, Marmora e Pagliero; dal gotico romano di Villar San Costanzo e di tante cappelle e campanili, al forte sviluppo artistico del XV secolo, voluto dai marchesi di Saluzzo, ricco di testimonianze architettoniche e pittoriche (Giovanni Baleison, Tommaso Biasaci, Pietro da Saluzzo, Hans Clemer) fino al barocco di Francesco Gallo. Un capitolo molto importante è rappresentato dalla architettura rustica, che evidenzia forme tipiche, risultanti da influenze culturali mediterranee, romane celtiche e germaniche. In valle l’esigenza di integrare i bassi redditi delle attività agro pastorali ha generato in passato singolari mestieri itineranti, particolari quelli degli ancile, tipici delle borgate di Cartignano, Macra, Celle Macra, Dronero, Roccabruna, dediti alla vendita ambulante delle acciughe, dei caviè di Elva, raccoglitori di capelli destinati alla confezione di parrucche per i nobili della corte di Francia, dei bottai di Albaretto Macra.

La Valle ha la forma e il pregio di essere predisposta a numerose vocazioni: ambientale, storico, culturale. In questo territorio occitano è possibile praticare attività all’aria aperta immersi in una natura dagli splendidi scenari alpini. E’ proprio grazie all’unione di questi numerosi aspetti, insieme alla fitta rete di sentieri, antiche strade mulattiere e piste forestali a rendere la valle particolarmente adatta agli amanti dell’escursionismo a piedi e della mountain – bike, alla scoperta di quei itinerari della bassa- media e alta valle, poco frequentati ma straordinariamente belli. Si può immaginare il "traffico" che una volta cavalcava queste strade: montanari, pastori, mugnai, soldati, anonimi viandanti e cavalieri, uomini e donne che incrociandosi si scambiavano sempre due parole, un gesto di saluto e pace. Di tanto in tanto, qualche grossa pietra serviva per sedersi e riposare, e davanti ad un pilone votivo con un’elemosina si invocavano pace e protezione. Oltre agli itinerari locali il territorio è attraversato da numerosi tracciati escursionistici.

Valle Maira

Le antiche vie del Maira iniziano dai comuni della bassa valle: Busca, Villar San Costanzo Dronero e Roccabruna per inoltrarsi tra le vecchie vie di comunicazione e di collegamento con le borgate, percorrendo folti boschi di castagno, faggio e conifere per conoscere oltre la bellezza di questa natura incontaminata, la presenza e l'opera dell’uomo. Nelle borgate, alcune semi abbandonate negli anni trascorsi dai suoi abitanti in cerca di lavoro e fortuna si scoprono sui muri esempi di pittura religiosa popolare; opere di pittori itineranti dei secoli scorsi, architettura rurale, piloni votivi, chiese rupestri medioevali, forni, ponti antichi, terrazzamenti per la coltura della vite, cave estrattive, mulini, lavatoi e vecchie fucine vicino ai torrenti. Si cela un mondo sommerso a volte dimenticato, nella natura splendida e rigogliosa. Ovunque si possono scoprire itinerari per tutti i gusti e difficoltà, camminando e pedalando si raggiungono quote considerevoli come i 2830 metri della Colletta nel vallone di Traversiera o i 2437 metri del passo della Gardetta.

La Sua Storia

Del periodo preistorico, non si hanno, in tutta la Val Maira, né resti di insediamenti, né ritrovamenti. Tuttavia, i volti di pietra scolpiti sui capitelli, sui portali, nelle fontane e negli edifici risalenti al 1400, che non hanno alcun legame con l’età romana o con quella cristiana, non trovano spiegazione se non collegandosi a tradizioni ormai scomparse da millenni. Le sculture di teste umane che rimangono nella Valle testimoniano l’esistenza di una fiorente civiltà in epoca preromana. La presenza dei Romani in questo territorio è testimoniata dal ritrovamento di alcune lapidi ed altri oggetti di quell’ epoca.

La storia

Da una lapide rinvenuta nella parete della cappella del cimitero di Pagliero, frazione, di San Daminao Macra, si deduce che la Valle fu abitata dalla tribù Pollia. Tale lapide può essere datata, con discreta precisione al I secolo d.C. Anche se non è possibile stabilire con esattezza l’ubicazione dei vari insediamenti nella Valle, si può affermare che essa fu un centro attivo sulle grandi vie di comunicazione e commerciali. Del periodo delle invasioni barbariche le notizie sono scarse: i Sarmati si insediano nel Cuneesi verso la metà del IV secolo, i Visigoti si scontrano a Pollenzo con le truppe romane nel 410, i Longobardi si insediano stabilmente già all’inizio dell’VIII secolo. Ed è appunto a quest’epoca, nel 710, che risale la fondazione del più antico monumento della zona: il Monastero di San Costanzo al Monte, sito all’imbocco della valle, tra i Comuni di Dronero e Villar San Costanzo. Vengono poi i Saraceni che invadono la Valle tra il 906 e il 912 distruggendo, tra l’altro, anche il monastero di San Costanzo; ma negli anni dal 942 al 985 sono costretti ad abbandonare le terre occupate. Durante questo lungo periodo di invasioni barbariche e saracene l’alta valle risente di un notevole incremento demografico: infatti, gli abitanti fuggiti dalla pianura a causa dei saccheggi si rifugiano in montagna dove danno vita a nuovi paesi.

La lotta comune contro gli invasori rappresenta uno dei fattori che maggiormente contribuisce alla nascita dello spirito unitario che, in seguito, sfocerà nell’esperienza politico-amministrativa della comunità. Nella carta di fondazione dell’Abbazia di Santa Maria di Caramagna ( 28-5-1028 ) si trovano menzionati, per la prima volta, sia la Valle Maira, sia alcuni paesi e territori in essa compresi. Tra le terre donate dal Marchese al Monastero, ci sono anche quelle degli attuali comuni di Roccabruna, San Damiano,Stroppo, Prazzo e Acceglio. Come si può notare , sono qui citati quasi tutti i principali comuni della Valle, all’infuori di Dronero che viene fondata parecchi anni dopo ( nel XII secolo circa ). La carta di fondazione del Monastero di Caramagna rimane, per tutto l’undicesimo secolo, l’unica testimonianza sulla Val Maira. Ad Olderico Manfredi succede la figlia, contessa Adelaide, alla cui morte, nel 1091, in Valle sorgono tanti piccoli feudatari che si dividono tra loro il territorio, senza però che nessuno prenda il sopravvento. Necessità di difesa fanno sì che nascano le prime rocche a Montemale, Roccabruna e San Damiano. Nell’XI e XII secolo la valle dipende dalla Pieve di Caraglio. Nel 1159 Federico Barbarossa dona tutti i beni e le terre dipendenti da questa la vescovo di Torino. Un altro signore si aggiunge così ai già numerosi feudatari. Nel 1209, dopo varie successioni la popolazione della Val maira, pur continuando a vivere in condizioni di notevole libertà, entra a far parte del Marchesato di Saluzzo. Il territorio viene diviso in tre parti che ne rispecchiano sia l’andamento geografico e sia la situazione economica: Dronero costituisce, da solo, la parte inferiore, tutti i territori fino a San Damiano e Pagliero costituiscono la parte mediana mentre gli altri 12 comuni costituiscono l’alta valle. Le chiese dell’alta Val Maira dell’XI-XIII secolo, seguono gli schemi dell’architettura romanica più semplice: pianta rettangolare, navata unica con volta a botte o a capriate, abside semicircolare con volta a semicatino o, più raramente, quadrata con volta a botte, e decorazioni esterne ad archetti pensili. In alcuni casi si assiste all’aggiunta di un arco in facciata con la funzione di ripartire il carico che grava sull’architrave del portale.

I materiali da costruzione continuano ad essere la pietra e il legno. L’architettura gotica, sviluppasi in Francia come manifestazione della potenza economica, dà il via a grandiose costruzioni con l’impiego di materiali pregiati ed appare in Italia verso la fine del XII secolo con la fondazione di nuovi monasteri e con il sorgere delle prime cattedrali e case in muratura. Contemporaneamente sui ha la nascita della “Casta” dei mercanti e dei notai con la conseguenza diretta della formazione dei Comuni. Nelle zone montane, l’influenza gotica si fa sentire assai tardi ( XIII- XIV secolo ) e qui, come in tutto il gotico italiano, gli elementi architettonici assumono caratteristiche diverse dal gotico francese. Le manifestazioni più evidenti di questa architettura in Val Maira sono le cuspidi slanciate di alcuni campanili, la presenza di numerosi portali ed archi a sesto acuto e le numerosissime bifore. E’ certo comunque che nel XIV secolo tutti i dodici Comuni dell’alta valle possiedono la loro chiesa e, probabilmente, anche numerose cappelle. Il XIV secolo inizia con sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini. Questi conflitto si risolve con il consolidamento del Marchesato di Saluzzo che crea condizioni favorevoli allo sviluppo economico e sociale. Conseguenza di questo fatto è la costruzione di numerose chiese alla cui edificazione interveniva economicamente tutta la popolazione in quanto esse servivano sia per le funzioni religiose, sia per le riunioni delle amministrazioni comunali e per le assemblee del popolo. Mentre le case venivano ancora costruite, nella maggior parte dei casi, con i materiali più poveri e deperibili ( fango, paglia, legno ), la chiesa doveva essere un edificio in muratura, in modo tale da durare nel tempo. Tuttavia, l’estrema povertà di queste popolazioni e le difficoltà di trasporto dei materiali non permettono la costruzione di edifici grandiosi, per cui sorgono chiese semplici e povere, ma rispondenti alle aspirazioni della gente del posto. La rigida divisione tra Pieve e Parrocchia va scomparendo: moltissime Parrocchie della Valle possiedono ormai il battistero. Nel 1476 muore l’allora Marchese di Saluzzo, Ludovico I, che lascia il Marchesato a Ludovico II il quale riconferma alle popolazioni della valle i privilegi e le franchigie di cui godevano precedentemente. Nel 1486, Ludovico II ordina di aprire una strada più comoda per facilitare gli scambi commerciali tra il Marchesato e la Francia, nonostante sussista una certa qual difficoltà di collegamento tra la bassa e l’alta valle a causa del restringimento naturale di questa. Da una carta del 1700 risulta che la strada carreggiabili andava fino a San Damiano per poi interrompersi, l’alta valle era invece direttamente collegata con la Francia. Il lungo periodo di pace volge ormai al termine: il duca di Savoia, Carlo I il guerriero, penetra nel Marchesato e, dopo un breve periodo di assedio, entra in Saluzzo nel 1487 per poi continuare la sua campagna. Dronero e la Val Maira, che fino ad allora non erano state toccate, per evitare un’inutile lotta, preferiscono rendere omaggio al duca. Ma anche la Francia vanta delle pretese sul Marchesato di Saluzzo e, in attesa di una decisione definitiva, il Marchesato viene affidato a Pietro di Borbone, duca di Clermont. Dopo varie vicende, il Marchese Ludovico II giunge a Dronero e ottiene la restituzione di Saluzzo ed altri territori. Si riapre così un nuovo, anche se breve, periodo di prosperità per i Marchesato. Alla corte dei signori di Saluzzo affluiscono artisti da ogni parte, ma soprattutto dalla vicina Provenza.

Il più noto fra questi è il pittore fiammingo Hans Clemer, più conosciuto come maestro d’Elva, in quanto nella Parrocchia di questo paese ha lasciato una delle sue opere più significative. Nel 1504 muore Ludovico II lasciando la reggenza alla sua vedova, la quale ordina un primo approssimativo catasto dei terreni della Valle Maira. Nel 1511 viene istituita la diocesi di Saluzzo: ciò risponde alla necessità di una sempre più incisiva organizzazione ecclesiastica indirizzata a potenziare le proprie strutture ed i legami con la Francia. Dal 1515 in poi la valle conosce guerre e pestilenze che, continuando a susseguirsi, minano alla base lo spirito che aveva sorretto la comunità. In questi anni vengono inoltre abolite tutte le libertà finora concesse. Nel 1548, con la morte del quartogenito di Ludovico II, Gabriele, estinguendosi la dinastia dei Marchesi di Saluzzo, il Marchesato stesso viene annesso alla Francia. Le libertà, che avevano costituito la base della vita comunitaria della Valle, non esistono praticamente più e la rispondenza tra strutture insediative ed ambito socio-culturale, non può più realizzarsi appieno.

L’unico settore che si sviluppa in questo periodo, che va dal ‘500 fino al ‘600, è quello delle comunicazioni, questo fatto è dovuto alla necessità di continui spostamenti di truppe. Frattanto, proveniente dal Delfinato e dalla Linguadoca, si va diffondendo il calvinismo che, soprattutto in alta Valle Maira, trova un terreno molto favorevole. In seguito la situazione fra cattolici e protestanti si fa tesa e, tra il 1575 e il 1580, da parte degli eretici si hanno diverse sommosse, atti di vandalismo e profanazione delle chiese cattoliche. Nel 1588, Carlo Emanuele I, si impadronisce del Marchesato di Saluzzo col pretesto di porre fine alla dilagante eresia, ma con l’intento di soddisfare le sue mire espansionistiche. Da questo momento tutta la sua opera è rivolta a soffocare l’eresia e ad uccidere le autonomie locali, instaurando uno stato fortemente accentratore. Se la prima impresa gli riesce difficile, relativamente facile risulta essere la seconda, infatti tra il 1581 e il 1601 ( anno quest’ultimo del trattato di Lione col quale viene sancita ufficialmente l’incorporazione del Marchesato di Saluzzo da parte del Ducato di Savoia ) cessa la storia della comunità della Valle Maira in quanto questa viene soffocata dall’apparato politico-amministrativo sabaudo. Tutto il ‘600 e la prima metà del ‘700 sono secoli oscuri per la Valle: la situazione di estrema povertà in cui vive la popolazione blocca completamente qualsiasi attività. Negli anni intorno al 1710, la valle viene coinvolta nella guerra di successione di Spagna e distaccamenti militari si stabiliscono al confine con la Francia. Nel 1744, la Val Maira è teatro della guerra di successione d’Austria, al termine della quale Carlo Emanuele III provvede ad un’analisi della situazione socio-economica dello stato. Da tale analisi risulta che la popolazione della Valle Maira è in aumento fino al 1743; solo il Comune di Acceglio supera i mille abitanti.

La situazione economica ed il livello di vita della popolazione sono nettamente migliori rispetto al periodo precedente: l’agricoltura, dopo un grave periodo di crisi nel ‘600, è in netta ripresa. Mentre in pianura sorgono i primi filatoi a carattere industriale, in alta valle la lavorazione dei tessuti avviene ancora a domicilio. Questa situazione di ripresa economica provoca alcune variazione nella tipologia edilizia montana della seconda metà del 1700: notevole aumento del numero degli edifici che di solito sorgono appoggiandosi d altri preesistenti, espansione delle costruzioni con balconi, ballatoi e solai sostenuti da grossi pilastri. Variazioni queste che non modificano però la struttura della casa alpina, ma che la rendono più adeguata alla necessità di chi la abita. Ritornando agli avvenimenti politico-militari si assiste, nell’ultimo decennio del XVIII secolo, alle conquiste di Napoleone Bonaparte. Anche gli abitanti della Valle Maira, insieme alle truppe di Vittorio Amedeo III, si oppongono ai francesi subendone una sconfitta. Dopo le vittorie napoleoniche nella campagna d’Italia, la Valle viene incorporata al dipartimento della Stura. Nell’1815 crolla definitivamente l’impero napoleonico, e il 9 giugno di quell’anno, il congresso di Vienna restituisce a Vittorio Emanuele I i territori occupati, a suo tempo dalla Francia. Nel XIX secolo nascono nuove attività commerciali; l’agricoltura è sufficiente a soddisfare il fabbisogno della Valle e per tutto il secolo si assiste a un graduale aumento della popolazione. Tra la fine del 1800 ed i primi del 1900, due fatti provocano la crisi dell’economia: l’industrializzazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura. La mancanza di una reale politica di sostegno provoca una massiccia emigrazione: dapprima sporadica ed indirizzata verso la Provenza, il Delfinato e la valle del Rodano e poi, sempre più consistente, in ogni direzione.

Arte

La Valle Maira, appartenuta ai marchesi di Saluzzo ha conosciuto tra il trecento e il cinquecento un periodo florido e ricco. Sono stati costruiti ricchi palazzi, santuari e chiese che svettano con tanti campanili romanici e gotici ed una vera civiltà alpina che si manifesta altrettanto bella nell’architettura civile delle borgate. Merito di un lungo isolamento nel passato la Valle è riuscita a conservare veri e piccoli tesori da scoprire nei villaggi nascosti nel cuore dei valloni laterali solitari e misteriosi, dove piccole chiese rupestri di montagna, rilevano straordinari affreschi; come Macra per esempio con la misteriosa Cappella di San Pietro (San Peyre) posta sull’antica mulattiera di comunicazione con la borgata, resa singolare dal portico che la precede, coprendo la strada, la piccola cappella nasconde una preziosa sorpresa: un affresco con una danza macabra i cui scheletri, frati, donne, cavalieri danzano una ballata in versi occitani misti a francese antico.

Il medio evo in Valle Maira si rivela con una affinità delle forme artistiche di oltralpe, la ritroviamo nella forma dei portali romanico- gotici, e in un affiorare di tradizioni arcaiche raffigurate sulla pietra delle abitazioni o sui portali delle chiese, tra questi i celebri tetes coupees o mure de peire, teste mozzate, legate alla immagine celtica, per l’abitudine di conservare sugli stipiti delle case o dei santuari le teste mozzate dei nemici o degli eroi divinizzati.

ARCHITETTURA ALPINA IN VALLE MAIRA

Ringraziamenti

Luigi Massimo

 

Si ringrazia il dott. Luigi Massimo per aver fornito il materiale (testi e foto) della sezione “Architettura Alpina”. LUIGI MASSIMO Nasce a Torino nel 1934, la sua famiglia ha salde radici in Valle Maira. Laureato in ingegneria, libero docente in fisica nucleare. Per anni ha dedicato all’esplorazione ed allo studio dell’architettura spontanea della Val Maira tutta la sua passione e la sua indiscussa competenza, diventadone il più grande esperto e ricavandone un archivio fotografico ricco di 5000 immagini circa che costituisce già fin d’ora uno strumento fondamentale per la conoscenza e la conservazione di un immenso patrimonio.

 

 

Caratteristiche Generali

ArchitetturaL'architettura locale rivela il mescolarsi di elementi mediterranei, celtici, romani e germanici, rispecchiando l'evoluzione storica della regione. L'elemento caratteristico fondamentale è costituito dalla tipica costruzione in pietra a base rettangolare con un tetto a travature di legno a debole inclinazione, e ricoperto di lastre di ardesia. Edifici di questo tipo si possono ancora vedere negli alpeggi, dove l'uso limitato ad un breve periodo estivo ha preservato lo stile di queste costruzioni nella loro forma originale più elementare, talvolta con un focolare senza camino che lascia uscire il fumo dalle fessure del tetto. È questo un tipo di abitazione diffuso in tutta la penisola italica, di origine probabilmente preromana; cambiano solo da regione a regione i materiali usati.Questa forma costruttiva si sviluppò poi in edifici a più locali e più piani, dando luogo allo stile più comune della valle. Tipica costruzione di base Costruzioni iprimitive Esistono tuttavia altre forme di edifici che, per quanto assai meno diffusi, provano l'esistenza di altre influenze culturali. Sulla destra orografica della parte più bassa della valle sopravvivono costruzioni con tetto a forte inclinazione coperto di paglia (ora parzialmente sostituita da lamiera) e pareti pure in paglia sostenute da una struttura in legno. Questo stile, comune nelle valli più meridionali del cuneese, è quasi certamente di origine germanica introdotto dalle migrazioni dell'alto Medio Evo. Colombage Anche di origine Nord-europea sono le costruzioni a tronchi sovrapposti orizzontalmente (il "Blockbau" dei tedeschi) relativamente frequenti nella zona di Elva e l'uso di pareti in muratura leggera con ossatura di legno (tecnica che nell'Europa centrale è chiamata "Colombage" dai francesi e "Fachwerk" dai tedeschi). Blockbau Têtes coupées Tracce di tradizioni celtiche sono rimaste nelle sculture di teste umane stilizzate che ornano portali e capitelli sia in chiese che in abitazioni medioevali. Queste sculture si trovano in tutte le regioni europee di tradizione celtica, dalla Provenza all'Irlanda, e sono legate al culto che quelle popolazioni avevano per le teste tagliate dei nemici. Têtes coupées Un altro elemento architettonico assai diffuso nella valle, la colonna rotonda in muratura di pietra, è probabilmente il frutto del contatto delle popolazioni alpine con l'architettura dei conquistatori romani. Queste colonne esistenti in antiche costruzioni di gran parte del lato italiano dell'arco alpino occidentale, furono introdotte relativamente tardi nella Val Maira dove ebbero un larghissimo impiego dal tardo Medio Evo a tutto il 1600.

Differenziazione Geografica

La mescolanza di questi diversi elementi diede origine ad una grande varietà di costruzioni per cui ogni zona ha caratteristiche sue proprie. Nella bassa valle l'accostamento di piccole case col colmo del tetto parallelo alle linee di livello dà origine a lunghi edifici dove numerose scale esterne e balconi in legno danno accesso ai piani superiori. I vari elementi della costruzione rurale, quali fienili, depositi, stalle e cantine si trovano nella bassa valle in edifici separati anche se adiacenti. Manca il tetto a larghe falde del fondo valle che copre l'insieme delle stalle, abitazioni e fienili. Questi stessi elementi sono poi assai più piccoli che i corrispettivi dell'alta valle.Un'altra caratteristica delle costruzioni della parte bassa della valle è il largo uso di intonaco, mentre altrove abbondano i muri con pietre in vista. Le case dell'alta valle sono in genere più grandi e hanno in preponderanza il colmo del tetto disposto parallelamente alla linea di massima pendenza del terreno. L'accostamento di queste case dà origine ad edifici disposti a gradino, oppure ad un corpo centrale con successive aggiunte ai due lati delle falde del tetto. La grande dimensione di queste case é anche dovuta al fatto che, contrariamente alla bassa valle, qui il fienile fa parte integrante della costruzione occupandone tutto il piano superiore. Alta Valle Passerella in legno L'accesso di animali carichi al livello di questi fienili è sovente facilitato dall'uso di passerelle di legno o ponti in pietra che sostituiscono le scale, più rare nella zona.

Valle MairaSovente la semplice pendenza del terreno è usata per accedere ai vari livelli, essendo la casa quasi sempre costruita su terreno scosceso. La differenziazione dell'architettura all'interno della valle è stata favorita da una geografia caratterizzata da numerosi valloni laterali, molti dei quali di grandi dimensioni. Gli opposti valloni di Marmora e Elva formano un asse Nord-Sud perpendicolare a quello Est-Ovest della valle principale. Questo asse fu fin dall'antichità usato come collegamento tra le valli Varaita, Grana e Stura. Lungo di esso si trovano le uniche tracce romane dell'alta valle, e ancora nel '700 vi venne costruita dagli eserciti sabaudi la strada detta dei cannoni. Questi due valloni laterali sono caratterizzati da uno stile più ricco di influenze nordiche: costruzioni isolate di grandi dimensioni e forma più regolare dei villaggi. Elva La tipica casa di Elva è in generale assai grande con prevalenza della facciata frontale e molti balconi. Questi balconi sovrapposti sono uniti uno all'altro da aste di legno verticali che formano una intelaiatura entro cui nella tarda estate viene messo a seccare il fieno. Chesta Anche la forma dei villaggi varia notevolmente da una zona all'altra della Val Maira. Nella bassa valle è di tipo più mediterraneo con piccole costruzioni, le cui forme si adattano agli spazi disponibili tra strade e piazzette, camere su archi che coprono le mulattiere, piccole finestre e balconi a livelli diversi e irregolari. Soglio Preit Al contrario, certi villaggi dell'alta valle, specie nella zona di Elva, Canosio e Marmora, hanno un aspetto più nordico e risultano sovente dal semplice accostamento ordinato di varie costruzioni. Viviere Poiché le condizioni climatiche e i materiali disponibili differiscono ben poco e l'altitudine delle più alte borgate della bassa valle è uguale a quella di tanti centri dell'alta valle, se ne deve dedurre che queste differenze di stile siano unicamente dovute a motivi culturali. Vi sono poi caratteristiche particolari di ogni valle laterale che contribuiscono alla ricchezza e alla varietà della zona.

Le case signoriliCase Signorili

Nonostante le variazioni locali alcuni elementi sono però comuni a tutta la valle. Il più notevole è lo stile della casa signorile che si sviluppò tra il 1200 e il 1500 quando la zona ebbe il suo miglior periodo politico, economico e artistico. Cuccetto Castellaro Preit Le case delle famiglie più ricche di quell'epoca sono caratterizzate da un largo uso di pietre lavorate e da facciate "a vela" più alte del tetto e terminanti con un loro proprio tettuccio in pietra. Queste facciate sono sovente ornate da finestre gotiche o addirittura bifore scolpite. Urzio Galliana Reinero L'abbondanza di finestre, stipiti e architravi in pietra in alcune delle borgate che furono nel Medio Evo tra le più ricche della valle fa pensare che quest'uso della pietra lavorata fosse divenuto un simbolo di ricchezza da mostrare con orgoglio.Particolarmente interessanti sono i portali di forma megalitica di Stroppo, Marmora e Prazzo. Reinero Vernetti Scombe Queste case signorili mostrano quasi sempre anche soffitti in legno con grandi travature di larice squadrato, talvolta ornate da scanalature longitudinali. Casana Pian Preit Vi abbondano inoltre i grandi camini aperti sui lati con un'enorme cappa quasi interamente posta al piano superiore. Torello Brieis I migliori esempi di facciate a vela si possono vedere a Stroppo (fraz. Caudano), Celle Macra (fraz. Castellaro e Combe), Marmora (fraz. Urzio).

Le colonne

ColonneLe colonne rotonde usate come sostegno parziale o principale del tetto sono un elemento caratteristico di tutta l'architettura della valle. L'accostamento di questo elemento architettonico di tradizione greca e romana a elementi tipicamente alpini quali le grandi strutture in legno dei soffitti, balconate e travature dei tetti, conferisce una caratteristica particolare all'architettura della Val Maira. Elva Chiosso Sup. Canosio Ubac Gli esempi più notevoli di costruzioni basate su queste colonne si trovano nel comune di Canosio.Qui, nella regione Ubac esse costituiscono il sostegno principale di un grande tetto che accomuna parecchie costruzioni, con una strada coperta su cui si affacciano stalle, fienili e abitazioni. Più a monte la frazione Corte costituisce poi una vera e propria casa-villaggio centrata su un grande cortile a due piani, coperto da un tetto sostenuto da due colonne e un complicato sistema di travature, ora purtroppo in gran parte distrutto. Preit Corte Elva Mulini Allioni Tipiche di molti edifici con colonne rotonde sono pure le stanze (normalmente camere da letto) che, poggiate sulle colonne, sovrastano un portico aperto sul fronte. Il loro pavimento è costituito da una serie di piccole volte di pietra affiancate sostenute da travi in larice, mentre le pareti sono costituite da una muratura leggera rinforzata da puntoni in legno. Canosio Colle S. Giovanni La più alta concentrazione di colonne della valle si trova nel vallone di Pagliero, ma le più interessanti sono nel comune di Canosio.

 

Ornamenti

OrnamentiL'architettura della Val Maira è piuttosto severa e povera di ornamenti. Nel periodo di massimo sviluppo artistico della zona, tra il 1400 e il 1500, parecchie sculture in pietra vennero a ornare le finestre e i portali delle principali case signorili. Esse rappresentano motivi floreali, simboli solari, serpenti, angeli, croci, alabarde o teste umane di tradizione celtica. Stroppo Arneodi Pietre scolpite di vario tipo si trovano sovente murate in diversi edifici della valle, evidentemente pezzi di recupero da costruzioni più antiche. Esse sono state però quasi tutte asportate durante gli ultimi anni. Stroppo Arneodi Stroppo Bassura Affreschi di carattere religioso sono assai diffusi nelle abitazioni della valle. Alcuni risalgono al 1400 o al 1500, la maggior parte è databile intorno al 1700-1800. Quasi tutte le borgate mostrano pitture di stile naïf di un certo Boneto da Paesana che fu attivissimo nella valle tra il 1790 e il 1810. Celle Combe S. Michele Villa Si notano anche alcune meridiane affrescate sui muri, in gran parte risalenti al 1700. Altre forme di ornamento sono costituite da semplici lavorazioni del legno delle ringhiere dei balconi e delle scale. Dronero Cappuccini Celle Sagna La scultura del legno è però quasi assente nella zona. Anche nelle più notevoli case signorili le travi dei soffitti e delle cappe dei camini sono decorate unicamente da scanalature longitudinali parallele agli spigoli. S. Michele Prazzo Casana L'arte barocca fu assai povera nella valle, che a quell'epoca aveva perso ogni forma di indipendenza, e nelle abitazioni private è unicamente rappresentata da un certo numero di porte con pannelli di legno scolpito. Elva Garneri Prazzo Campiglione Nel 1700 e 1800 le finestre furono normalmente decorate da un riquadro intonacato con alcune pitture o graffiti di carattere assai semplice, rappresentante fiori, animali o motivi geometrici.

Mobili

MobiliI mobili della valle rivelano uno stile assai sobrio, ma elegante, caratterizzato dallo stesso tipo di lavorazione del legno che si nota nei particolari architettonici delle case. Le sculture mancano o sono assai limitate ed in generale lo stile è assai più semplice di quello delle altre valli alpine. Come nelle travi dei soffitti e nelle ringhiere dei balconi, l'ornamento consiste in serie di scanalature, sagomature fatte colla sega e smussamento degli angoli. Si ha l'impressione che ben di rado si sia usato lo scalpello. Soleglio Bue Canosio Gli ornamenti geometrici e simboli solari che vengono considerati come tipici del mobile rustico alpino, sono assai rari in Val Maira ed i pochi esemplari che vi si vedono sono probabilmente un'imitazione recente dello stile di altre valli. Tolosano Il legno usato è quasi sempre il larice, qualche volta il ciliegio, raramente il noce. Gli incastri sono fatti in modo da ridurre ad un minimo l'uso di metalli. I chiodi sono rari e dove possibile rimpiazzati da zeppe di legno, la cui testa, sfaccettata a forma poliedrica, costituisce pure un motivo ornamentale. Le cerniere sono talvolta sostituite da strisce di cuoio.

 

 

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