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Marchesato

 

Il Marchesato di Saluzzo

LA STORIA

I romani conquistarono queste terre , insieme con la Gallia Cisalpina, intorno al 200 a.C. e si sostituirono ai Liguri ed ai Salluvi. Poco si sa delle vicende di questo territorio durante la dominazione romana e delle successive invasioni barbariche ad opera forse dei Longobardi e del seguente dominio dell’impero Carolingio. Nell’anno 1000 la zona dipende dal marchese di Torino ed inseguito viene dato come feudo ad un suo discendente, Bonifacio del Vasto che lo trasmetterà ai figli e sotto il nipote Manfredo II diventerà formalmente marchesato. Questa piccola signoria accresce poco alla volta il suo potere e la particolare posizione strategica che la contraddistingue, compressa tra due grandi potenze quali i Savoia e la Francia (che intende valicare le Alpi), la rendono un punto nevralgico, anche se origina equilibri politici precari al suo interno. I marchesi di Saluzzo non hanno una linea di alleanze chiara e definita, ma a secondo della convenienza si alleano con l’uno o con l’altra delle forze in gioco. Proprio per questo motivo la città sopporta durante i secoli numerosi assedi da parte della potenza Sabauda e la Francia riuscirà a strappare una promessa di fedeltà a Ludovico II nel 1485. Dopo vicende famigliari travagliate nel 1549 Enrico II unisce il marchesato al Delfinato, ma questo passerà definitivamente ai Savoia con la pace di Lione del 1601 .

Marchesato

 

CULTURA ARTISTICA

Il territorio che vogliamo prendere in considerazione per questa breve panoramica sull’arte nel saluzzese comprende le terre

che facevano parte dell’antico Marchesato di Saluzzo ; a nord Barge e Staffarda, a est Saluzzo, Savigliano, Lagnasco e Costigliole, a sud, escluso il territorio di Busca, Caraglio ed infine ad ovest la catena delle Alpi con la Valle Po, Varaita, Maira e Stura. Si delinea dunque una zona che si stende dal Po allo Stura , dalle Alpi alla via pedemontana e che arriva nella pianura dove si colloca il suo cuore politico : Saluzzo. Vedere e capire la particolare posizione di questo piccolo stato, soprattutto nel 1400 e nel 1500 periodo di suo massimo fulgore, è fondamentale per capire le testimonianze figurative sopravvissute e per renderci conto delle influenze artistiche e politiche che condizionarono le scelte dei Marchesi. La zona che abbiamo appena descritto, pur non essendo molto estesa, si trovava lungo un’importante arteria di comunicazione: la via del Sale. Questa provenendo da Nizza entrava in Piemonte dal col di Tenda, quindi dalla bassa valle Stura risaliva a Castelmagno per raggiungere Marmora ed Elva e spostarsi poi dalla Valle Varaita e Po in Val Pellice. Proprio per favorire i commerci ed il passaggio del sale nel suo territorio il Marchese Ludovico II fa costruire nel 1478 il traforo del Monviso che permette così la più facile comunicazione tra le valli Po e Varaita ed il vicino Queyras.

Le distruzioni provocate dalle invasioni barbariche avevano portato impoverimento e degrado; questo stato di disagio aveva fatto si che la cultura e le conoscenze artistiche venissero accantonate o conservate gelosamente in piccoli nuclei privilegiati di cultura. I grandi centri monastici che sorgono attorno all’anno Mille permettono il rifiorire delle condizioni economiche e offrono dunque la possibilità alla cultura di poter riprendere la sua divulgazione e diffusione. Dove arrivano i monaci la terra viene bonificata, coltivata e quindi può offrire nuovamente oltre che al sostentamento anche prodotti per il commercio. I monaci sono rimasti tra i pochi depositari del sapere e la loro attenzione nel preservare i documenti non solo teologici o religiosi ha permesso che l’enorme patrimonio della cultura latina e greca venisse tramandato fino a noi. Lo stesso discorso vale per le forme d’arte quali la miniatura, i cui segreti di realizzazione si sono potuti conservare e migliorare. Il nostro territorio era controllato dalle abbazie di Villar S.Costanzo e S.Costanzo al Monte, Pagno,S. Benigno di Fruttuaria e S,Dalmazzo di Pedona che avevano alle loro dipendenze pievi (istituzioni simili alle parrocchie) che controllavano i singoli paesi. Ma anche il potere delle abbazie ha un suo apice a cui subentra irrimediabilmente il declino (di molte di esse infatti non ne rimane traccia) e nel ‘400 subentrano le chiese parrocchiali e le collegiate .

Per quanto riguarda la pittura e scultura, la loro sopravvivenza è stata messa nella mani di alcuni bravi mastri che con la loro bottega di famiglia ne hanno continuato la tradizione. La figura dell’artista nel Medioevo era molto diversa da quella attuale ed anche il rapporto con l’opera d’arte da lui creata era gestito in modo differente, anche soltanto rispetto a ciò che avverrà nel Rinascimento. Parlare di storia dell’arte nell’arco temporale che tratteremo (1400-1500) significa inevitabilmente parlare di arte religiosa, anche se vi sono, come vedremo alcune eccezioni. Arte religiosa che ha come committenti ecclesiastici e famiglie nobiliari facoltose che cercano in questo modo di esternare e manifestare a tutti il proprio potere. I soggetti di quest’arte sono quelli della tradizione cristiana, visto lo specifico obiettivo didascalico che questa aveva. L’ impostazione dell’edificio religioso segue un preciso orientamento con implicazioni teologiche ed anche le raffigurazioni che troviamo sulle pareti hanno un preciso fine di insegnamento dottrinale.

Il popolo che veniva ad assistere alle celebrazioni religiose non capiva le formule latine con cui i religiosi si esprimevano, nella maggior parte dei casi non sapeva leggere e dunque non poteva apprendere gli insegnamenti cristiani dell’Antico e Nuovo Testamento. A questo fine la rappresentazione degli episodi narrati nel Vangelo inseriti lungo le pareti e le volte delle chiese o delle cappelle servivano come insegnamento “visivo” e rappresentavano la “Biblia pauperum”, ossia la Bibbia dei poveri.

Saluzzo

 

SALUZZO

La storia urbana di Saluzzo inizia dopo l’anno Mille con la formazione di piccoli nuclei sparsi situati sulla collina che successivamente

si trasformeranno e a metà del XIII secolo si organizzeranno in Comune. Nel corso del Trecento il borgo si espande verso la pianura , le costruzioni acquistano maggiori dimensioni, i palazzi dei nobili si espandono e occupano zone verdi incolte. Lo spazio urbano viene definito da importanti interventi a cura dei marchesi Ludovico I e Ludovico II, dei nobili a loro legati per parentela o per alleanze politiche, degli ordini religiosi che investono le risorse ricavate da rendite, privilegi e pedaggi nella costruzione di palazzi, chiese, cappelle, monumenti, opere d’arte. I nuovi progetti edilizi ed urbanistici rispondono a precisi criteri dettati dalla corte che tendono a evidenziare alcuni punti della città e così trasformarla da città comunale a città del principe. Esempio evidente di questo sono le due torri che svettano nel nucleo storico collinare e che sono : la torre civica e il campanile di S.Giovanni (costruzioni che anche da molto lontano possono essere viste e che servivano a testimoniare la grandezza e la potenza della città agli stranieri che vi giungevano).

CHIESA DI SAN GIOVANNI

Proprio la chiesa di S.Giovanni è uno degli edifici che meglio testimonia il susseguirsi delle presenze artistiche del saluzzese tra ‘400 e ‘500 sia dal punto di vista pittorico che scultoreo. La chiesa attuale è il risultato di numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti nel corso dei secoli e si presenta con una semplice facciata, priva di fronzoli e decorazioni, ad esclusione del grande S.Cristoforo (1929), copia di quello presente sulla parrocchiale di Rossana. La chiesa è a tre navate ed interessante è il ciclo di affreschi presenti nella prima cappella di sinistra titolata a S.Crispino e Crispiniano. Sulla volta e lungo la parete di fondo sonno rappresentate numerosi episodi che raccontano le Storie della Passione di Cristo( che servivano da insegnamento alle persone che non potevano e non sapevano leggere la Bibbia). Al centro della volta è raffigurato Cristo in trono che assiste allo svolgersi delle scene circondato da angeli adoranti. Questo ciclo di affreschi risalenti alla prima metà del ‘400 è da ricondursi all’opera di un importante pittore della zona il cui nome è Pietro da Saluzzo. Questo artista, di raffinata mano e abile narratore , opera nelle terre del marchesato vivine a Saluzzo come ad esempio a Villar S.Costanzo nella cappella di S.Giorgio, a Verzuolo nell’antica parrocchiale, nella cappella della SS.Trinità a Scarnafigi.

Proseguendo la visita nella chiesa ci troviamo nella cappella successiva a quella appena descritta, dove possiamo incontrare un’altra importante testimonianza artistica che risale ad un periodo successivo e che testimonia una diversa committenza ed un cambiamento del gusto e della tecnica di realizzazione: la cappella del Rosario. Qui lo splendido altare barocco seicentesco con grandi colonne tortili dorate racchiude una splendida pala d’altare ( unione di più tavole in legno dipinte) del 1535 opera di un grande pittore e intagliatore di Savigliano di nome Pascale Oddone. Egli raffigura al centro la Madonna levata in cielo che con le braccia aperte solleva il grande manto e sembra abbracciare i fedeli che sotto di lei sono raccolti in preghiera.

Tra le figure spicca in primo piano il marchese Francesco e il suo seguito, mentre sullo sfondo si può intravedere la città di Saluzzo ed il Monviso, mentre i pannelli laterali raffigurano episodi dell’antico testamento. Dietro l’altare, nel coro, si trova la cappella sepolcrale dei Marchesi che con la sua decorazione scultorea rappresenta una delle testimonianze più alte del patrimonio artistico saluzzese. La raffinata decorazione , la presenza di pinnacoli e guglie, le piccole figure di profeti e sibille, resi in modo molto realistico ed espressivo, esprimono il gusto del gotico flamboyant di provenienza francese giunto nel nostro territorio e testimoniano la presenza di validi artisti provenienti dall’oltralpe,chiamati ad operare nella nostra zona per volere dei Marchesi. La chiesa racchiude ancora altre testimonianze artistiche , come il chiostro adiacente su cui si affaccia la cappella funeraria dei Cavassa ed il refettorio.

CASA CAVASSA

Casa Cavassa, sede ora del museo civico, residenza un tempo di Galeazzo Cavassa e del figlio Francesco, è un bell’edificio del Rinascimento. Il palazzo, passato poi agli eredi dei Cavassa e successivamente ad altri, si trovava in condizioni di forte degrado, quando venne acquistato dal marchese Emanuele Tapparelli D’azzeglio nel 1883 con l’intenzione di restaurarlo e farne un museo. Gli interventi di restauro furono radicali, tanto che molte parti furono addirittura ricostruite ed integrate e furono recuperati dei mobili sul mercato antiquario che testimoniassero i Cavassa e l’epoca in cui vissero. Il portale in marmo bianco di Paesana , riccamente decorato, è opera di uno scultore lombardo di nome Matteo Sanmicheli. Dal cortile interno si possono ammirare sulla parete del ballatoio del primo piano una serie di affreschi a monocromo, o grisaille, che rappresentano le Fatiche di Ercole. Queste pitture sono attribuite ad Hans Clemer, pittore piccardo proveniente dalla diocesi di Cambrai che lavorò in Provenza e nel Marchesato di Saluzzo e fu dunque il pittore di Ludovico II e di sua moglie Margherita di Foix e dei nobili della corte, dove acquistò fama e prestigio. In una delle sale al piano terreno si trova un’ altra opera dell’artista citato e precisamente nella sala V detta “de Foix” . Essa è la sala più importante del museo, dedicata a Ludovico II e a Margherita di Foix. Al centro domina la splendida tavola della Madonna della Misericordia di Hans Clemer databile al 1498-99. Al centro, su uno sfondo dorato la vergine accoglie e protegge con le braccia allargate la famiglia dei marchesi inginocchiata su di un prato pieno di fiori. Colpiscono gli ori ed i colori brillanti, testimoni di un’opera commissionata da persone molto facoltose ed eseguita da un’artista di alto livello, come si può vedere nell’attenta resa dei volti dei personaggi e nella minuziosa descrizione delle vesti. Nella stanza sono poi presenti gli stalli del coro provenienti dalla Collegiata di Revello. Il museo, oltre a documentare la presenza di mobili ed arredi di epoche diverse, conserva anche importanti affreschi quattrocenteschi staccati da cappelle e chiese della zona , come ad esempio quelli della Manta.

 

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